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29/04/2026

A Milano il lavoro c’è, ma non basta: i giovani tra ansia, stipendi bassi e vita a casa dei genitori

di Daniele Angi

Anche nella città delle opportunità, gli under 30 si confrontano con precarietà, stress e difficoltà a costruirsi un futuro

A Milano il lavoro c’è, ma non basta: i giovani tra ansia, stipendi bassi e vita a casa dei genitori
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Milano resta la città delle opportunità, ma per molti giovani questa promessa si scontra con una realtà fatta di precarietà, stress e difficoltà a costruirsi un futuro. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte da Sinistra Italiana Lombardia e Unione Giovani di Sinistra Lombardia nel percorso “Primavera del Lavoro”.

Affitti sempre più alti

Secondo l’indagine condotta su oltre 500 giovani milanesi, il lavoro c’è, ma spesso non basta. Più della metà di chi ha un impiego è costretta a vivere ancora con i genitori: gli stipendi non tengono il passo con il costo della vita, soprattutto per gli affitti, sempre più alti.

A pesare non è solo la dimensione economica. Quasi un giovane su due vive con angoscia il rapporto con il lavoro. Contratti brevi, stage sottopagati, orari invasivi e poche garanzie alimentano una sensazione diffusa di instabilità. Il risultato è una generazione che fatica a immaginare un percorso professionale continuo e una reale autonomia.

Il tema è emerso con forza anche nelle tappe lombarde della “Primavera del Lavoro”, che ha individuato tre criticità principali: precarietà strutturale, salari insufficienti rispetto al costo della vita e stress sempre più normalizzato.

Equilibrio fragile

Milano, da sempre simbolo di crescita e mobilità sociale, rischia così di trasformarsi in una città dove si arriva con aspettative alte ma si resta bloccati in un equilibrio fragile. Il nodo non riguarda solo chi un lavoro lo cerca, ma anche chi lo ha già e non riesce comunque a viverci dignitosamente.

Tra le richieste che emergono: limitare l’abuso di stage e tirocini, rafforzare le tutele, garantire salari adeguati e migliorare il bilanciamento tra lavoro e vita privata.

Il messaggio dei giovani lombardi è netto: non chiedono scorciatoie, ma condizioni concrete per costruire un futuro stabile. Milano può ancora essere un motore, ma solo se torna a mettere al centro chi lavora.

"Ora andremo in tutte le province"

"Porteremo il percorso 'Primavera del Lavoro' in tutte le province", spiega Luca Cappello, responsabile lavoro di Ugs Lombardia. "Il nostro obiettivo è chiaro: rimettere al centro l'ascolto dei territori, dare voce diretta a lavoratrici e lavoratori e partire da lì per costruire proposte reali. I primi dati parlano di precarietà, salari insufficienti e stress diffuso. Ma non basta analizzare: serve ascoltare. Per questo saremo nelle città e nelle province: per raccogliere esperienze, bisogni e rivendicazioni".