La Fondazione è partecipata da vari soggetti, che copriranno disavanzo in proporzione alle quote. Per Lombardia e Comune di Milano la cifra oscilla tra 50 e 80 milioni
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Un "rosso" da 310 milioni di euro: è quanto emerso dai conti della Fondazione Milano-Cortina. Non è soltanto un dato contabile: è il sintomo di un modello organizzativo che sta mostrando i suoi limiti a meno di due mesi dai Giochi. La cifra, comunicata al consiglio d’amministrazione il 9 aprile, nasce dall’incrocio di spese aumentate di 230 milioni e entrate inferiori di 80 milioni rispetto alle previsioni. Se confermata a fine esercizio, obbligherà i soci a ripianare l’ammanco.
La Fondazione è partecipata da una pluralità di soggetti – Stato, Regioni Lombardia e Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Comuni ospitanti – che dovranno coprire il disavanzo in proporzione alle quote. Lo Stato si farebbe carico del 50%, mentre per Lombardia e Comune di Milano la cifra oscillerebbe tra 50 e 80 milioni di euro, variabile in base a un eventuale contributo del Cio, che però non è tenuto a intervenire.
Questa struttura multilivello, pensata per distribuire responsabilità e benefici, si sta rivelando un freno quando si tratta di reagire rapidamente a ritardi, imprevisti e rialzi dei costi. Ogni decisione richiede passaggi formali, mediazioni politiche e verifiche incrociate, rallentando la capacità di intervento.
Il principale fattore che ha fatto lievitare i costi è il ritardo nella realizzazione di alcune infrastrutture, con l’Arena Santa Giulia come caso emblematico. Ogni slittamento comporta penali, accelerazioni forzate dei cantieri, costi aggiuntivi per materiali e manodopera. A questo si aggiunge un quadro economico generale segnato da inflazione, rincari energetici e aumento dei prezzi delle materie prime.
Il budget complessivo dell’evento è così salito a 1,7 miliardi, contro gli 1,4 miliardi previsti inizialmente. Una crescita che non riguarda solo Milano, ma l’intero sistema olimpico italiano, dove ogni opera in ritardo genera effetti a catena su logistica, sicurezza, trasporti e servizi.
Sul fronte delle entrate, il gap da 80 milioni indica che la macchina olimpica non sta performando come previsto. Gli sponsor tardano, alcuni accordi non si sono chiusi, altri hanno portato cifre inferiori alle stime. È un segnale che il brand Milano-Cortina, pur forte, non sta ancora generando il ritorno economico immaginato nella fase di candidatura.
Se il disavanzo verrà confermato, gli enti territoriali dovranno attingere ai propri bilanci. Per Milano e Lombardia significherebbe sottrarre risorse a settori già sotto pressione – trasporti, welfare, manutenzione urbana – in un momento in cui i costi della città sono in crescita. Anche lo Stato potrebbe essere chiamato a un intervento straordinario, con un impatto diretto sulla finanza pubblica.
Il “buco” non è solo un problema di oggi: è un segnale per i prossimi mesi, quando la pressione sui cantieri e sull’organizzazione aumenterà ulteriormente. Se non verranno introdotti correttivi rapidi – governance più snella, monitoraggio dei costi, accelerazione delle opere critiche – il rischio è che il conto finale dei Giochi cresca ancora.