L’assessore Sacchi rassicura cittadini e operatori: la storica biblioteca non chiude. Con l’arrivo della Beic, la superficie bibliotecaria milanese raddoppia
La nuova Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, la futura Beic, sta diventando realtà. Il cantiere procede e l’apertura è prevista tra poco più di un anno, trasformando l’area in uno dei poli culturali più importanti della Milano contemporanea. Accanto all’entusiasmo, però, nelle ultime settimane si sono moltiplicate domande e preoccupazioni: come cambierà il sistema bibliotecario cittadino? Quale sarà il ruolo delle strutture storiche? E soprattutto, cosa accadrà alla biblioteca Sormani, simbolo della cultura pubblica milanese?
Il dibattito si è acceso rapidamente, coinvolgendo studenti, intellettuali, lavoratori del settore e rappresentanti politici. Una partecipazione ampia che, come sottolineato dall’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, dimostra quanto Milano sia legata alle sue istituzioni culturali.
Di fronte alle voci circolate negli ultimi giorni, l’assessore ha voluto chiarire con fermezza la posizione del Comune. "Ho letto persino di un rischio di chiusura: voglio dirlo con la massima chiarezza. Palazzo Sormani non chiude", ha dichiarato. Anzi, secondo Sacchi, la storica biblioteca sarà potenziata e continuerà a svolgere un ruolo centrale nel sistema culturale cittadino. Le aule studio rimarranno, così come un punto dedicato al prestito e alla restituzione dei volumi. La collezione, invece, sarà trasferita nella nuova Beic, che diventerà il grande hub bibliotecario della città.
La prospettiva, sottolinea l’assessore, è quella di un sistema più ampio e più forte: con l’apertura della Beic, la superficie bibliotecaria milanese raddoppierà, passando da 30.000 a 60.000 metri quadrati. Un salto di scala che non ridimensiona Sormani, ma la inserisce in un ecosistema più moderno e integrato.
La futura Beic non sarà soltanto una biblioteca, ma un luogo di incontro, studio, ricerca e produzione culturale. L’obiettivo è creare un centro capace di dialogare con le università, con le altre biblioteche cittadine e con il tessuto culturale milanese, offrendo spazi più ampi, tecnologie aggiornate e servizi pensati per una comunità sempre più vasta.
Il trasferimento della collezione da Sormani alla Beic rappresenta un passaggio strategico: da un lato libera la storica sede per funzioni più orientate allo studio e alla fruizione quotidiana; dall’altro concentra il patrimonio librario in un luogo progettato per accoglierlo e valorizzarlo.
La discussione di questi giorni ha mostrato quanto Milano sia attenta al destino delle sue biblioteche. Le rassicurazioni dell’amministrazione puntano a dissipare i timori: la nascita della Beic non comporta chiusure, ma un ampliamento dell’offerta culturale. Sormani continuerà a essere un presidio fondamentale, mentre la Beic diventerà il nuovo grande motore del sistema bibliotecario cittadino.
In un momento in cui la città investe su cultura, conoscenza e spazi pubblici, la sfida è costruire un modello capace di integrare tradizione e innovazione. Milano, ancora una volta, prova a farlo guardando avanti senza rinunciare alle sue radici.